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domenica 3 luglio 2011

ViaggioNellaTesta





Stasera voglio raccontarvi una storia... non una di quelle già masticate e rimasticate, ma una storia nuova, fresca di giornata... una storia triste... triste perchè vede come protagonista una delle più grandi sconfitte dell'uomo, l'unica, forse.. irreversibile: la morte...

...Tuttavia, prima di raccontarvi questa storia, è necessaria una piccola premessa: esistono alcune tappe nella vita di un uomo che, non importa che sia bello o brutto... non importa che sia ricco o povero... a cui nessuno può sottrarvisi. L'uomo nasce, tra la gioia e le lacrime della gente... cresce.. sotto i colpi duri che la vita pone sul suo cammino... un cammino che passa per  le delusioni e le sofferenze... altre tappe obbligatorie nella vita di ciascuno... tappe tristi e che spesso ti fanno perdere, smarrire nelle ansie e nelle angosce che a volte.. ti fanno colare a picco... ma che tuttavia.. se attraversate con giusta speranza e fiducia nelle proprie capacità e nel proprio futuro... ti rendono invincibile. Ultima e irreversibile tappa è la morte... spesso ingiusta e senza preavviso ti lascia un amaro in bocca che neanche mille vite sarebbero in grado di lavare via.. perché è un amaro viscerale, che colpisce stomaco, mente e cuore portandosi via non solo chi ne è colpito... ma anche a soprattutto chi rimane... perché è facile accettare l'idea della propria morte.. giunto quel momento infatti non sentiremo più nulla, se non, per coloro che credono in un aldilà, la pace e la serenità eterna.. facile accettare anche la morte delle persone care? Ecco... non c'è cosa più difficile.. e più dolorosa... ma si sa.. la morte è una tappa.. fa parte di quel ciclo vitale menzionato poc'anzi.... e forse fa meno male.. mah, così dicono..


e poi... ci sono alcune morti che mai e dico mai troveranno una GIUSTA collocazione nell'ordine naturale delle cose come... la morte di un bambino...

Bene... Ora, può cominciare la storia....
Camminavo tra le strette e silenziose vie di un Cimitero... tra l'odore di Crisantemi e di di cera bruciata.. non era il Cimitero del mio piccolo Paese di provincia.. non sapevo quelle anguste stradine dove mi avrebbero, di lì a poco, condotta... e mi limitavo a seguire i miei tre accompagnatori. Nè sapevo chi fosse quel giovane ragazzo di cui parlavano e che probabilmente era il destinatario della loro visita: Sandro, era questo il suo nome, morto di leucemia qualche anno prima, loro amico di avventure; solo questo sapevo...
Arrivammo nel punto in cui di Sandro rimanevano solo una foto e qualche fiore appassito.. ma mentre i tre si apprestavano a porre a quello sfortunato ragazzo il loro saluto e a lasciare quei 3 fiori bianchi che poco prima avevano acquistato... un suono distrasse la mia attenzione... era una dolce melodia di cui le mie orecchie avevano già ascoltato il suono... tempo fa... era nella mia memoria... veniva da uno di quei Carillon che si posizionano sopra le culle per rendere  sereno il sonno dei bambini... mi avvicinai e scoprii un muro... alto e largo.. un muro  contenente le lapidi di volti così piccoli che una lacrima non riuscì a non rigarmi il viso.... 10 mesi, 2 anni.. troppo ... troppo piccoli... per accettare il prematuro sopraggiungere di una tappa che avrebbe dovuto coglierli in età molto più tarda... e mentre leggevo i loro nomi, il carillon suonava... quella musica.. così dolce e triste... suonava... qualcuno poco prima doveva aver tirato la cordicella ... e la melodia continuava... 


rimasi incantata, tra le lacrime e le preghiere, ipnotizzata da quel canto così penetrante, così coinvolgente... ed io.. immersa tra quelle note... vedevo quei bambini, di fronte a me... dormivano... dormivano un sonno eterno accompagnato da quella musica.. e di tanto in tanto un passante ignaro, come me, attratto da quella insolita melodia tra quell'eterno silenzio... giungeva lì... e piangeva... piangeva... tra quelle dolci note... 

Una voce gridò il mio nome... e mi destai... asciugai le lacrime e ricaricai il Carillon: quei bambini avrebbero avuto sogni tranquilli per un altro po', in attesa che un altro viandante sprovveduto fosse attratto da quella melodia... un viandante che come me... avrebbe pregato per loro e ricaricato il Carillon.

Elena.


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